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Milano January 5th 2001

Animali fantastici emergono da un passato millenario

Alcune pitture rupestri documentate negli anni recenti nel territorio del Tibesti orientale sono particolarmente interessanti, perché presentano delle caratteristiche non riscontrabili nelle pitture delle altre aree del Sahara centrale. Una delle più enigmatiche è la pittura degli «animali fantastici». Questi due animali, rappresentati in corsa, hanno la testa piccola sormontata da un corno rivolto all’indietro, una corporatura massiccia a metà tra il bovide e l’ippopotamo, e uno strano posteriore con una forma prominente squadrata, simile alla testa. Attorno ai due animali, nello stesso colore ocra scuro, diverse bizzarre figure umane «danzano» in atteggiamento scomposto. Vi sono altri esempi di «animali fantastici» nell’iconografia rupestre, ma si trovano generalmente nell’Africa del Sud. Nell’Africa australe questi animali vengono comunemente definiti «animali della pioggia» perché sono spesso associati a una serie di linee diritte o zigzaganti, che presumibilmente rappresentano l’acqua.

Il numero 11 di «Sahara» pubblica, nella sezione Documenti Rupestri, altre quattro interessanti pitture del Tibesti orientale, che rappresentano animali selvatici: due elefanti, una giraffa, dei pesci. A causa delle sempre più numerose mine sparse sul territorio, la zona è ad altissimo rischio.

(La redazione di «Sahara»)


Milano February 8th 2000
Press release for saharajournal.com, Sahara official web site

Prehistory on the Web

Sahara is the international scientific periodical on the prehistory and history of the Sahara. Published in Italy, it is out every year around April-May. Its circulation is worldwide. For each issue, with 130 to 160 pages, papers in French, English or Italian are accepted. Each one of the six or seven main articles is accompanied by abstracts in the three languages. In addition to the main papers, Sahara features sections on rock art, prehistoric documents, pre-Islamic monuments, Sahara-Ancient Egypt connections, ancient writings, debates, notes, book reviews etc. Many black and white and colour illustrations.

Sahara now has a Web site of its own, offering the list of contents and abstracts of new issues, and giving details about availability of back issues and side publications. Instructions on purchase of copies are also detailed. Those interested in finding out whether the new yearly issue is out, along with info about its contents, should all visit www.saharajournal.com.

It may be a good starting point for an interesting journey around the prehistoric Sahara!


Milano 30 maggio 1999
Press release for Sahara vol. 10 (the latest issue)

La strana gemma di Tutankhamon

Tutankhamon's pectoral (G. Negro)
Il 17 ottobre 1998 un’équipe guidata da Vincenzo de Michele (Collegio Italiano Gemmologi e Istituto Gemmologico Italiano) e costituita da Aly Barakat (Geological Museum, Cairo) e da Romano Serra (Dipartimento di Fisica, Università di Bologna) ha analizzato per la prima volta con metodologie gemmologiche non distruttive il grande scarabeo solare inserito in un pettorale trovato da Howard Carter in uno scrigno nella “camera del tesoro” della tomba di Tutankhamon. Il reperto è esposto nella sala del tesoro del giovane faraone nel Museo Egizio del Cairo, la cui direzione ha autorizzato in via eccezionale l’esecuzione dell’analisi. Le osservazioni scientifiche hanno dimostrato che si tratta di un materiale molto raro, conosciuto con il nome di Libyan Desert Silica Glass (LDSG) presente in una ristretta area del “Gran Mare di Sabbia”, una delle regioni più aride e inaccessibili del Sahara.

Questo vetro è stato scoperto casualmente nel 1932 da Patrick A. Clayton mentre effettuava il rilevamento topografico del Deserto Occidentale egiziano. Da allora sono state formulate molte ipotesi sulla sua origine. Si tratta infatti di silica praticamente pura che si rinviene in pezzi di varie dimensioni, di colore variabile dal bianco al giallo-verde al verde oliva, spesso trasparenti. Già lo scopritore aveva ipotizzato che questo vetro fosse dovuto alla fusione della sabbia operata in tempi remoti da un corpo celeste precipitato sulla Terra. Anche studi recenti hanno portato dati favorevoli a questa ipotesi e l’evento catastrofico è stato datato a 28,5 milioni di anni fa. Negli anni passati, per chiarire alcuni aspetti ancora oscuri il Museo di Storia Naturale di Milano in collaborazione con il Centro Studi Luigi Negro e l’EGSMA del Cairo (Egyptian Geological Survey and Mining Authority) ha organizzato diverse spedizioni sul giacimento. Due anni fa il CSLN e l’Università di Bologna hanno promosso il convegno internazionale “Silica ‘96”. La rivista scientifica “Sahara, preistoria e storia del Sahara” ha pubblicato nel N. 10 un articolo con la relazione del risultato dell’analisi dello scarabeo di Tutankhamon e le sue implicazioni.
Ora possiamo dire con certezza che il vetro del Deserto Libico era conosciuto e utilizzato durante il Nuovo Regno, nel 14° secolo a.C., e che sicuramente veniva considerato un materiale raro. Per la prima volta si ha la prova che gli antichi Egizi avevano conoscenza di questa zona remota, e forse addirittura compivano spedizioni fino a raggiungere il Grande Mare di Sabbia, a 800 km di distanza dal Nilo, percorrendo almeno 350 km completamente privi di punti d’acqua.

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Last update Monday, September 2, 2013